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	<title>Sud Lavoro &#187; smartworking</title>
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	<description>Annunci e offerte di lavoro nel Sud Italia</description>
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		<title>Southworking, perché no?</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2020 08:22:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Vedere il buono nelle difficoltà, trovare le opportunità anche nei periodi di crisi. È un’ottica valida anche col binomio lavoro e sud, in particolare con questa seconda ondata da Covid che ha permesso di coniare un neologismo: il southworking. Questo il tema del nostro Editoriale di Novembre. Si tratta, infatti, dell&#8217;ultima frontiera dello smartworking: lavoratori&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vedere il buono nelle difficoltà, trovare le opportunità anche nei periodi di crisi. È un’ottica valida anche col binomio <strong>lavoro e sud</strong>, in particolare con questa seconda ondata da Covid che ha permesso di coniare un neologismo: il <strong>southworking</strong>. Questo il tema del nostro <a href="http://www.sudlavoro.it/editoriale/" target="_blank"><strong>Editoriale di Novembre</strong></a>.<br />
Si tratta, infatti, dell&#8217;ultima frontiera dello <strong>smartworking</strong>: lavoratori fuori dagli uffici, basta un pc e una connessione per svolgere le proprie mansioni comodamente da casa.</p>
<p style="text-align: justify;">E quando parliamo di casa può voler dire non soltanto essere operativi dal proprio appartamento, bensì una modalità di lavoro che può richiamare un vero e proprio ritorno alle terre di origine: il <strong>ritorno al Sud</strong> dei tanti emigrati da Roma in su per un <strong>ripopolamento del Mezzogiorno</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un fenomeno che riguarda soprattutto i <strong>giovani under40</strong>, nella maggior parte dei casi professionisti molto formati e con una buona esperienza alle spalle che vedono il southworking come una formula per tornare alle loro città pur mantenendo il posto conquistato e il proprio ruolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche numero? Sono <strong>circa 45.000</strong> gli addetti che dall’inizio della pandemia lavorano in smart working dal Sud per le grandi imprese del centro-nord. Si tratta dei risultati di un’indagine sul South working, realizzata da Datamining per conto della <strong>Svimez</strong> su 150 grandi imprese, con oltre 250 addetti, che operano nelle diverse aree del Centro Nord nei settori manifatturiero e dei servizi.<br />
&#8220;Il dato potrebbe essere solo la punta di un iceberg &#8211; sottolinea Svimez &#8211;  Se teniamo conto anche delle imprese piccole e medie (oltre 10 addetti) molto più difficili da rilevare, si stima che il fenomeno potrebbe aver riguardato nel lockdown circa <strong>100 mila lavoratori meridionali&#8221;</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il capitolo del Rapporto Svimez è stato realizzato in collaborazione con l’associazione <strong>South working Lavorare dal Sud</strong>, in base ai dati dell’Associazione <strong>l’85,3% degli intervistati andrebbe o tornerebbe a vivere al Sud</strong> se fosse loro consentito e se fosse possibile mantenere il lavoro da remoto.</p>
<p style="text-align: justify;">A guadagnarne la possibilità di un ritmo di vita meno frenetico e un circolo virtuoso in grado di mettere in moto le economie locali del meridione. Il south working può davvero diventare realtà, solo se però riuscirà a dotarsi di <strong>regole e protocolli</strong> che saranno necessari, una volta terminata la fase emergenziale legata al covid-19.</p>
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