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	<title>Sud Lavoro &#187; istat</title>
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	<description>Annunci e offerte di lavoro nel Sud Italia</description>
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		<title>Lavoro, il Sud torna a (rin)correre</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jun 2024 05:35:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Lavoro, i dati Istat mostrano una ripresa in italia, e soprattutto al Sud per il primo trimestre 2024 Nel primo trimestre 2024 nel Mezzogiorno l’aumento del tasso di occupazione è più marcato (+1,3 punti in un anno) – rispetto al Centro (+0,9 punti) e al Nord (+0,6 punti) – ed è maggiore la diminuzione del&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;"><strong>Lavoro, i dati Istat mostrano una ripresa in italia, e soprattutto al Sud per il primo trimestre 2024</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Nel primo trimestre 2024 <strong>nel Mezzogiorno l’aumento del tasso di occupazione è più marcato (+1,3 punti in un anno)</strong> – rispetto al Centro (+0,9 punti) e al Nord (+0,6 punti) – ed è maggiore la diminuzione del tasso di disoccupazione (-1,2 punti in confronto a -0,3 punti nel Nord e -0,2 punti nel Centro).<br />
Sono i dati che emergono dal rapporto <strong>IL MERCATO DEL LAVORO &#8211; I TRIMESTRE 2024</strong> pubblicato dall&#8217;Istat.</p>
<p>In un quadro generale che prevede, a livello nazionale come gli occupati aumentino in termini congiunturali di 75 mila unità (+0,3% rispetto al quarto trimestre 2023), a seguito della crescita dei dipendenti a tempo indeterminato (+92 mila, +0,6%) e degli indipendenti (+32 mila, +0,6%), i segnali inducono all&#8217;ottimismo.</p>
<p>Certo si tratta di una ricorsa quella del lavoro al Sud Italia rispetto al resto del Paese, che segna comunque un trend positivo.</p>
<p><strong>Il tasso di disoccupazione scende al 7,7% (-0,6 punti in un anno), in calo soprattutto nel Mezzogiorno e tra i giovani.</strong> Per il rapporto completo è possibile <a href="https://www.istat.it/it/archivio/298108" target="_blank"><strong>cliccare qui</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Covid e occupazione, quel lavoro scomparso</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2021 03:00:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Una crisi annunciata, vissuta e soltanto certificata dagli ultimi dati Istat: quella del rapporto tra Covid e occupazione. L&#8217;Istituto nazionale di statistica registra nel 2020 un calo dell&#8217;occupazione &#8220;senza precedenti&#8221;. Sono ben 456mila i posti di lavoro persi. Il calo dell’occupazione coinvolge soprattutto i dipendenti a termine (-391 mila, -12,8%) e, in minor misura, gli&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una crisi annunciata, vissuta e soltanto certificata dagli ultimi dati <strong>Istat:</strong> quella del rapporto tra <strong>Covid e occupazione</strong>. L&#8217;Istituto nazionale di statistica registra nel 2020 un calo dell&#8217;occupazione &#8220;senza precedenti&#8221;. Sono ben <strong>456mila i posti di lavoro persi</strong>. Il calo dell’occupazione coinvolge soprattutto i dipendenti a termine (-391 mila, -12,8%) e, in minor misura, gli indipendenti (-154 mila, -2,9%);</p>
<p style="text-align: justify;">Sono i dati che emergono dall’ultimo report Istat relativo al quarto trimestre dell’anno appena trascorso che dimostra anche un aumento degli<strong> inattivi di 15-64 anni (+567 mila, +4,3%)</strong>: nel dettaglio al Sud le città sul podio del triste primato sono <strong>Napoli, Palermo e Catania</strong>. Il tasso di occupazione a livello nazionale, invece, scende al 58,1% (-1,0 punti percentuali rispetto al 2019).</p>
<p style="text-align: justify;">I dati diffusi relativi alle dinamiche del mercato del lavoro nel quarto trimestre 2020 risentono inevitabilmente dalle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Il calo ha riguardato in maggior misura le donne (- 249mila) rispetto agli uomini (- 207mila) e si è <strong>concentrato prevalentemente nelle regione del Sud</strong>.<br />
Per quel che riguarda le categorie professionali, i cali più forti riguardano le professioni artistiche e di intrattenimento (- 16% rispetto all’anno prima) seguite da quelle nel turismo e ristorazione (- 15%).</p>
<p style="text-align: justify;">Nulla di nuovo sul fronte, rispetto a quanto era prevedibile. E certamente anche per l’inizio del 2021 bisognerà quindi convivere con una situazione drammatica che rischierà di accentuarsi con il prossimo sblocco dei licenziamenti e quali la cassa integrazione in deroga non troverà più applicazione. Inevitabile vedere nel <strong>Recovery Plan e nell’utilizzo che se ne farà</strong> un’ancora di salvezza per garantire il prossimo rilancio dell’occupazione.</p>
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		<title>Il lavoro-non lavoro nel Mezzogiorno</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2020 07:58:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;editoriale di SudLavoro di dicembre prende il suo titolo da un paragrafo della relazione del presidente dell&#8217;ISTAT Gian Carlo Blangiardo in audizione il 24 novembre 2020 davanti alle commissioni bilancio di Camera e Senato. L&#8217;analisi dell&#8217;Istat mostra la situazione &#8216;lavoro&#8217; nelle regioni del Sud e dimostra &#8211; ancora una volta &#8211; un divario deciso tra Mezzogiorno e&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;editoriale di <strong>SudLavoro</strong> di dicembre prende il suo titolo da un paragrafo della relazione del presidente dell&#8217;<strong>ISTAT </strong>Gian Carlo Blangiardo in audizione il 24 novembre 2020 davanti alle commissioni bilancio di Camera e Senato.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;analisi dell&#8217;Istat mostra la situazione &#8216;lavoro&#8217; nelle regioni del Sud e dimostra &#8211; ancora una volta &#8211; un <strong>divario deciso tra Mezzogiorno e Nord Italia</strong>.  Nel dettaglio, nel secondo trimestre 2020, il tasso di occupazione è diminuito (-2%) in eguale misura al Nord e al Sud, il tasso di disoccupazione è calato del 3,2% (al Nord -0,8%) e il tasso di inattività è cresciuto del 4,4% (rispetto al +2,7% del Nord).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ne deriva &#8211; ha spiegato il presidente dell&#8217;Istat in Parlamento e i numeri parlano da soli &#8211; che <strong>il gap tra Nord e Mezzogiorno per il tasso di occupazione sfiora i 23 punti percentuali</strong>: nelle regioni settentrionali sono occupati circa i due terzi della popolazione tra i 15 e i 64 anni (66,2%), mentre nel Mezzogiorno lo è meno della metà (43,4%); valori ancora più bassi e inferiori al 40% si registrano in Campania, Calabria e Sicilia. La platea delle persone che nel Mezzogiorno non hanno un lavoro ma vorrebbero lavorare è composta da 3 milioni 185 mila unità, di cui 972 mila disoccupati e 2 milioni 213 mila forze di lavoro potenziali&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oltre 3 milioni di persone nelle regioni del Sud che vorrebbero lavorare ma non lavorano</strong>. E quasi la metà (1 milione 379 mila) sono giovani sotto i 36 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il Mezzogiorno &#8211; è ancora l&#8217;Istat a segnalare questi dati in audizione &#8211; si caratterizza anche per una minore quota di transizioni dalla condizione di disoccupato o forza lavoro potenziale verso quella di occupato: i dati di flusso tra il secondo trimestre 2019 e il secondo trimestre 2020 mostrano come nel Mezzogiorno “solamente” il 17,6% dei disoccupati e il 10,5% delle forze di lavoro potenziali abbia trovato lavoro, quando nel Nord le quote salgono al 28,3% e al 16,4% rispettivamente. D’altra parte più elevato nelle regioni meridionali è anche il flusso in uscita dall’occupazione, pari al 12,4% contro il 7,5% del Nord&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Uno strano mercato del lavoro, quello del Sud</strong>. In questi anni noi di SudLavoro.it abbiamo segnalato migliaia di opportunità, centinaia di aziende alla ricerca di personale. Oggi gli incentivi sono molti per le aziende che assumono. E poi c&#8217;è sempre il lavoro nero, i contratti finti, i mancati controlli. <strong>Un lavoro-non lavoro, appunto.</strong></p>
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		<title>Che ne sarà del lavoro?</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2020 07:44:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>381.000. Riuscite a immaginare quanto sia grande questo numero? 381.000 persone. Riuscite a immaginare quante siano? A dare questo numero è l&#8217;Istat. Si tratta delle persone che tra dicembre 2019 e febbraio 2020 avevano un lavoro. E ora non ce l&#8217;hanno più. 381mila disoccupati in più nel trimestre marzo-maggio 2020, il trimestre della crisi economica&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>381.000. Riuscite a immaginare quanto sia grande questo numero?</strong></p>
<p><strong>381.000</strong> persone. Riuscite a immaginare quante siano?</p>
<p style="text-align: justify;">A dare questo numero è l&#8217;Istat. Si tratta delle persone che tra dicembre 2019 e febbraio 2020 avevano un lavoro. E ora non ce l&#8217;hanno più. <strong>381mila</strong> disoccupati in più nel trimestre marzo-maggio 2020, il trimestre della crisi economica causata dal lockdown e dall&#8217;emergenza Coronavirus.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo, tra marzo e maggio 2020 sono è diminuito (e di tanto) il numero delle persone che sono in cerca di occupazione: sono in <strong>533mila</strong> a non cercare più un lavoro. E i numeri dati dall&#8217;Istat non finiscono qui. Aumentano anche gli inattivi tra i 15 e i 64 anni: siamo a <strong>+880mila</strong> unità. Un ultimo numero: <strong>613mila,</strong> ovvero il calo secco di occupati nel confronto tra maggio 2020 a maggio 2019.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Numeri negativi, certo</strong>. Anche se probabilmente fisiologici. Poteva andare peggio, dice qualcuno. E forse è vero&#8230; ma, c&#8217;è sempre un ma. L&#8217;emergenza coronavirus sembra essere alle spalle. <strong>Che ne sarà del lavoro?</strong> Qual è il piano per ridare un futuro a queste 381mila persone che lo hanno perso? E per offrire un futuro ai tanti giovani e ai tanti cittadini che cercano un&#8217;occupazione?</p>
<p style="text-align: justify;">I provvedimenti messi in campo dal governo negli ultimi mesi sono tanti, molti però si scontrano con la burocrazia, con la lentezza del passaggio tra la legge e la sua reale applicazione. A pagarne le spese sono, come spesso accade, le persone, i giovani, il sud, le piccole imprese&#8230;</p>
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		<title>Se Neet fa rima con Sud</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jul 2018 10:00:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Forse ne avrete sentito parlare, magari avrete letto questo acronimo sui giornali o sentito qualcosa del genere in tv. Di sicuro li avrete visti magari senza accorgervene, dal fornaio, al tabacchi sotto casa, per strada. Sono i NEET, cioè i ragazzi “Not in Education, Employment or Training”, giovani tra i 18 e i 24 anni che&#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Forse ne avrete sentito parlare, magari avrete letto questo acronimo sui giornali o sentito qualcosa del genere in tv. <strong>Di sicuro li avrete visti </strong>magari senza accorgervene, dal fornaio, al tabacchi sotto casa, per strada. Sono i <strong>NEET,</strong> cioè i ragazzi <strong>“Not in Education, Employment or Training”</strong>, giovani tra i 18 e i 24 anni che non solo non studiano e non lavorano ma peggio ancora: <strong>hanno persino smesso di cercare un’occupazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Li abbiamo scelti come tema del nostro <strong>editoriale di Luglio</strong>. Non dobbiamo chiamarli fannulloni ma sono l’esempio di una generazione a cui hanno tolto tutto, a cui <strong>hanno tolto la speranza</strong>. Chiamiamoli allora delusi, frustrati, sfiduciati o meglio ancora <strong>‘svuotati’ di un’ambizione</strong> che alla loro età e con le loro forze dovrebbe essere l’elemento trainante per costruirsi un futuro.</p>
<p>Gli ultimi <strong>dati Istat Eurostat</strong> su questa popolazione di ‘inattivi’ pone la lente, purtroppo, sul <strong>Sud</strong> dove <strong>più di un ragazzo su tre appartiene alle generazione NEET</strong>. Se nel Nord Italia la media si aggira intorno al 17%, nelle regioni meridionali la quota sale vertiginosamente<strong> raddoppiando</strong> fino a toccare la soglia astronomica del <strong>34,2%</strong>.<br />
Lo ribadiamo, cifra che appare assurda perché non riguarda chi non ha un lavoro pur volendolo ma chi passa le giornate a casa tutte uguali perché a vent&#8217;anni ha già deciso di <strong>mollare tutto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il record negativo si registra nelle province di <strong>Caltanissetta e Crotone</strong> dove il tasso supera il <strong>44%</strong> dei giovani all&#8217;interno della fascia anagrafica considerata: tutti coloro che, terminata la scuola dell’obbligo, solitamente dovrebbero scegliere tra lo studio universitario o il lavoro e invece si ritrovano in un limbo senza vie di uscita.</p>
<p>Nelle grandi città del Mezzogiorno, comunque, la situazione non è rosea. I NEET di <strong>Reggio Calabria</strong> sono il <strong>36,8 %</strong>, si sale a <strong>Napoli</strong> con il <strong>37,7%</strong>, poi <strong>Messina</strong> col <strong>38,5%</strong> e ancora <strong>Catania</strong> col <strong>40,1%</strong> e <strong>Palermo</strong> col <strong>41,5%</strong>.<br />
Sono loro, i ragazzi senza speranza, le generazioni su cui il Paese intero dovrebbe puntare e che invece non hanno più la forza e la voglia di fare nulla. <strong>Nemmeno più di andarsene</strong>.</p>
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		<title>Il lavoro, che non è di tutti</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2018 08:26:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>“L&#8217;Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. È l’incipit, nero su bianco della nostra Costituzione che sancisce un dovere, ma prima di esso, un diritto. Primo Maggio, festa del lavoro che dovrebbe essere di tutti, ma così non è. Un secolo fa la celebrazione nacque in seguito alle lotte della classe operaia: tante braccia&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>“L&#8217;Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”</em>. È l’incipit, nero su bianco della nostra <strong>Costituzione</strong> che sancisce un dovere, ma prima di esso, un <strong>diritto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Primo Maggio</strong>, <strong>festa del lavoro</strong> che dovrebbe essere di <strong>tutti</strong>, ma così non è. Un secolo fa la celebrazione nacque in seguito alle lotte della classe operaia: tante braccia a lavoro per sconfiggere i turni massacranti con una paga da fame.<br />
Oggi la situazione è quasi capovolta: certo, ci sono ancora realtà dove lo sfruttamento persiste (ad esempio in molte zone rurali del Mezzogiorno) ma in ogni caso non si combatte più per un posto più decorso. Quando si trova qualcosa si è costretti ad ingoiare rospi amari per tenersi buono il proprio stipendio mentre nella maggior parte dei casi <strong>manca proprio un lavoro per cui lottare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una famiglia su due in Italia oggi è senza un reddito da impiego</strong>. È la fotografia scattata dall’Istat che rivela come al Sud siano 600 mila le famiglie che non arrivano alla fine del mese.<br />
Nel dettaglio i nuclei famigliari sotto la soglia di povertà sono concentrati in <strong>Campania (54,6%)</strong>, con a seguire <strong>Sicilia (47%)</strong>, <strong>Sardegna (43%)</strong> e <strong>Calabria (42,5%)</strong>. Non ci si fa, semplicemente.</p>
<p style="text-align: justify;">Quali celebrazioni per il lavoro si possono fare, allora, quando questo rimane per pochi? È anche inutile cercare responsabilità: l’innovazione tecnologica, la mala-politica, il sistema imprenditoriale?<br />
Bisognerebbe tornare a combattere ma è difficile farlo quando non si conosce nemmeno quale sia il proprio nemico. Si sa solo che di misure occupazionali, ora più che mai, ce n’è un bisogno assoluto.<br />
E soltanto quando un lavoro sarà per tutti, allora sì, <strong>si potrà fare festa</strong>.</p>
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		<title>Non è una Regione (più di una) per giovani</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Dec 2017 09:00:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;ultimo Editoriale dell&#8217;anno (un 2017 chiuso tra luci ed ombre) di SudLavoro.it parte dal passato e guarda al futuro. L&#8217;occasione è l&#8217;ultimo rapporto Istat “I giovani nel mercato del lavoro”: approfondimento tematico sui percorsi formativi e sui processi di inserimento lavorativo dei giovani tra i 15 e i 34 anni. Ripartire dai ragazzi di oggi&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo <strong>Editoriale dell&#8217;anno</strong> (un 2017 chiuso tra luci ed ombre) di <strong>SudLavoro.it</strong> parte dal <strong>passato</strong> e guarda al <strong>futuro</strong>.<br />
L&#8217;occasione è <a href="https://www.istat.it/it/archivio/205078" target="_blank"><strong>l&#8217;ultimo rapporto Istat “I giovani nel mercato del lavoro”</strong></a>: approfondimento tematico sui percorsi formativi e sui processi di inserimento lavorativo dei giovani tra i 15 e i 34 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ripartire dai ragazzi di oggi &#8211; dagli adulti di domani &#8211; è un obbligo morale e una condizione necessaria. Però nel Mezzogiorno la situazione è ancora drammatica: <strong>solo il 30,1% dei giovani meridionali ha svolto attività lavorative durante l’ultimo corso degli studi</strong>; contro il 56,4% nel Nord e il 45,3% nel Centro.<br />
I giovani residenti nelle regioni meridionali presentano un numero di ingressi nel mercato del lavoro decisamente inferiore al resto del Paese, segnalando le condizioni di maggiore disagio nell’inserimento occupazionale. È occupato il <strong>42,7% dei giovani usciti dal sistema di istruzione del Mezzogiorno</strong>, a fronte del 65,5% del Centro e soprattutto del 73,2% del Nord.<br />
Non va meglio se si guarda alla possibilità di esperienze di lavoro all’interno dei programmi di studio: <strong>meno di 2 ragazzi su 10 al Sud dichiarano di aver svolto un esperienza di lavoro (stage, tirocinio o apprendistato) all’interno del percorso di studio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Manca una visione d&#8217;insieme, una prospettiva che generi fiducia e che sappia contrastare lo sconforto che porta i nostri giovani a pensare che emigrare sia l&#8217;unica soluzione. Una consapevolezza sbagliata con cui i giovani meridionali sviluppano sin dall&#8217;infanzia, lo dimostra il fatto che – prosegue il rapporto Istat &#8211; <em>“nel Mezzogiorno una quota significativa di giovani si presenta nel mercato del lavoro con al più la licenza media, a conferma della forte incidenza degli abbandoni scolastici precoci e del grande divario nella dispersione scolastica tra quest’area e il Centro-nord. Infatti, la quota di giovani usciti dal sistema di istruzione con almeno il diploma della secondaria superiore è solo del 64,3% a fronte del 75,2% e del 74,0%, rispettivamente del Centro e del Nord”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;analisi è lucida ma non mostra nulla di nuovo o inedito, si potrebbe dire. Se questa è la situazione di fatto sono necessari strumenti e soluzioni, si potrebbe obiettare. Qual è allora il <strong>ruolo delle Istituzioni</strong> per cambiare e migliorare? Il rapporto Istat mostra delle responsabilità evidenti, analizzando se, negli ultimi 12 mesi, il giovane abbia ricevuto gratuitamente da parte delle istituzioni ‘pubbliche’ o ‘private’, qualora autorizzate/accreditate dalle istituzioni pubbliche, un qualche tipo di supporto o aiuto nella ricerca di un lavoro. Ecco cosa emerge:<br />
<em>“La differenza territoriale è molto marcata con un forte svantaggio, in termini di entità di supporto pubblico ricevuto, per i giovani del Mezzogiorno; differenza che permane anche all’interno delle diverse condizioni occupazionali. Scarso, rispetto ai diplomati e laureati, è poi il supporto che viene fornito ai giovani con basso livello di istruzione. Per i gruppi più svantaggiati in termini di entità di aiuto, (i giovani adulti, i residenti nel Mezzogiorno, i giovani con basso livello di istruzione), piuttosto elevata è anche la percentuale di coloro che hanno trovato tale tipo di aiuto del tutto inefficace al fine di agevolare il loro inserimento lavorativo”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ripartire dai giovani è fondamentale, quest&#8217;anno non ce ne siamo ricordati. Vedremo di farlo l&#8217;<strong>anno prossimo</strong>, stavolta davvero.</p>
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		<title>Sud, ripartire da libri ed istruzione</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2016 07:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Potremmo partire per questo editoriale di febbraio dalle buone nuove, come l&#8217;annuncio delle 600 assunzioni Apple a Napoli, oppure dalle cattive notizie, come l&#8217;ultimo rapporto Svimez che racconta la perdita di mezzo milione di posti di lavoro al Sud dal 2008 al 2014. Invece scegliamo di rivolgere lo sguardo altrove, in una direzione che può&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.sudlavoro.it/sud-ripartire-da-libri-ed-istruzione/">Sud, ripartire da libri ed istruzione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.sudlavoro.it">Sud Lavoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Potremmo partire per questo <strong>editoriale</strong> di <strong>febbraio</strong> dalle <strong>buone nuove</strong>, come l&#8217;annuncio delle <strong>600 assunzioni Apple a Napoli</strong>, oppure dalle <strong>cattive notizie</strong>, come l&#8217;ultimo rapporto Svimez che racconta la <strong>perdita di mezzo milione di posti di lavoro al Sud dal 2008 al 2014</strong>.</p>
<p>Invece scegliamo di rivolgere lo sguardo <strong>altrove</strong>, in una direzione che può apparire distante da ciò che <strong>SudLavoro</strong> tratta quotidianamente.<br />
In realtà non si tratta di abbandonare la strada ma di spostare l’attenzione su quei percorsi paralleli che si ricongiungono, poi, nel <strong>futuro dei ragazzi del Mezzogiorno</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è un numero da tenere tristemente a mente: <strong>28,8 %</strong>. È questa la percentuale di <strong>quanti abbiano letto almeno un libro nell’ultimo anno nel Sud Italia</strong>. Non va certo meglio nell’isole dove il dato – <strong>33,1%</strong> &#8211; sale ma rimane ancora <strong>sotto la soglia di una persona su tre</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Numeri eclatanti, troppo brutti a leggersi e a credersi quelli che emergono dal <a href="http://www.istat.it/it/archivio/178337" target="_blank"><strong>Rapporto Istat &#8211; La lettura in Italia – relativo all&#8217;anno 2015</strong></a>. Il dato negativo investe tutte le regioni del Mezzogiorno che si attestano al di sotto della media nazionale, agli ultimi posti: <strong>Calabria, Puglia, Campania e Sicilia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema riguarda le <strong>scuole</strong>, centro nevralgico di formazione delle risorse del nostro Sud, le <strong>istituzioni</strong> (come la carenza di biblioteche e centri di lettura) ma non solo. Se su scala nazionale quasi una famiglia su dieci (9,1%,) dichiara di <strong>non avere nemmeno un libro in casa</strong>, la percentuale si alza drasticamente in territorio quali <strong>Puglia</strong><br />
(18,2%), <strong>Calabria</strong> (16,3%) e <strong>Basilicata</strong> (16,1%).</p>
<p style="text-align: justify;">Si può essere o divenire professionisti qualificati e capaci senza dover passare ore su pagine e manuali, certo. Siamo però certi che non si possa pensare a <strong>nuove generazioni</strong> che crescano senza l’arricchimento che la lettura può offrire per sviluppare quelle competenze e capacità (soft skills) che un giorno saranno richieste loro sul mondo del lavoro: si tratti di <strong>creatività</strong>, di <strong>capacità di astrazione</strong> o di <strong>senso critico</strong>. Perché “<em>chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria</em>&#8221; (U. Eco) mentre di innumerevoli vite, racconti ed esperienze avranno bisogno i giovani del Sud per superare le innumerevoli difficoltà nel troveranno nel percorso.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.sudlavoro.it/sud-ripartire-da-libri-ed-istruzione/">Sud, ripartire da libri ed istruzione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.sudlavoro.it">Sud Lavoro</a>.</p>
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